sabato 5 ottobre 2013

Lizzani

Qualche anno fa, entrando nel campus cuffiette alle orecchie, alzo lo sguardo e incrocio gli occhi di quello che a prima vista sembra uno spilungone seduto in mezzo alla strada. Accanto a lui frotte di segretarie di edizione che pendevano dalle sue labbra, tutte dotate di regolare walkman. Focalizzo la situazione e mi rendo conto di essere nel bel mezzo di un'inquadratura di quello che scoprirò poi essere un mediometraggio sulle università italiane, in questo caso sul politecnico barese. Telecamere e tutto, a riprendere scene di vita quotidiana universitaria.

In quei pochi attimi di attraversamento di scena il mio povero cervellino, sovraccarico di dati estremamente inutili, non riesce a dare un nome e cognome al regista famoso che ha appena guardato. "Eppure l'ho già visto, è un regista famoso..."
In tutto ciò nessuno accanto a me sembrava vederlo e riconoscerlo.
Dopo ricerche incrociate e grazie al Dio Google riesco a ricavare il nome di Carlo Lizzani.

Ora, non so i motivi che hanno spinto oggi pomeriggio il signor Lizzani a  buttarsi dal balcone e a togliersi la vita.
Però ora posso solo rivolgere il mio pensiero a lui e ai fantasmi che (immagino) lo turbavano.

giovedì 26 settembre 2013

la Fretta, il male dei tempi moderni

Dai, sbrigati, muoviti! Andare andare!!

Non ci si deve mai fermare, mai tornare indietro, nemmeno per prendere la rincorsa.
I giorni d'oggi sono caotici, nevrastenici, pieni di impegni da catalogare nei nostri smartphone e di foto da condividere via cloud mentre si è al semaforo.
Muoversi sempre, fermarsi mai. Anche a costo di sembrare macchine senza cuore, ligi solo al dovere.
E'inutile che pensi "non sta parlando di me, non sono certo io"... sei coinvolto anche tu, quando mandi sms mentre attraversi la strada e cerchi la parola giusta col T9. Quando la signora prima di te alla cassa del supermarket sta contando i 74 centesimi ad uno ad uno.

La fretta, dicevo. Quella che ha portato una Lei (o un Lui, o una coppia variamente assortita) a scartare avidamente un dildo da circa 30-40 cm per strada e a buttare l'involucro per terra. Da umano raziocinante deduco che tale oggetto di amore deve essere stato acquistato dalla parafarmacia/pornoshop lì vicino, aperta 24/7 coi distributori automatici.

Quale forza universale straordinaria avrà mai portato ad aprire la confezione con tale velocità? Che impeto d'amore può mai portare a comprare, magari di notte, un dildo modello Giano bifronte?
E se magari si fosse bloccato nella caduta dal distributore? Ve la immaginate la scena? Già prendiamo a pugni e calci la vetrata se ci frega 30 centesimi di bottiglietta d'acqua, figuriamoci 30 centimetri di plastica!

La fretta. Il mondo gira intorno alla fretta. E a fior di metafora concludo: rallentiamo, perché tanto, nel bene o nel male, a volte la fretta ti porta a prenderlo in quel posto.
modello Play dong DUO flesh, dimensioni approssimative 35cm

domenica 1 settembre 2013

morto scavato

Me lo state dicendo tutti. Ogni estate. Ogni anno. Da trent'anni a questa parte.
Non sono malato, non è anemia, non è qualche reazione a qualche medicinale o a qualche mese di isolamento in carcere.
Sono banalmente, mortalmente, definitivamente pallido, o diafano, latteo, cereo, o come diavolo volete voi.
Morto scavato, zombie, malato terminale. Ditemi tutto, tanto non aumenterà di certo la percentuale di melanina nelle mie cellule epidermiche. Al massimo le potrà far arrossire.
Non è (solo) rabbia quella che provo ogni volta che mi fanno notare il colorito, è consapevolezza di quanto una caratteristica fenotipica abbastanza variegata come il tono della cute possa trasmettere qualcosa di mio, che mio non è.
Essere pallido, o verde, o nero, o giallo non farà di me una persona buona o cattiva, degna del paradiso o meritevole dell'inferno. Quindi se mi devastassi di lampade d'inverno non cambierei certo opinione nei confronti della guerra in Libia o di quei quattro gatti che in pianura padana chiamano leghisti.
O forse sì? O forse le reazioni chimiche che avvengono sulla cute, oltre che a migliorare l'umore e rafforzare le ossa, rafforzassero anche le mie idee? Le mie capacità? Le mie battute?
E se le peggiorassero? E se dopo un ciclo da 100 sedute di trifacciale diventassi un cattolico devoto, o un pianista eccelso?
E se fosse tutta una montatura di chi ti vuole bello preciso come i divi della televisione?
E se invece la gente fosse leggermente più sveglia e se poco prima di aprir bocca pensasse?
Ma sì, fammi provare l'ebbrezza di andare da un nigeriano e dirgli in faccia "Ma sei nero! Hai preso troppo sole?".
Poi cercherò una stangona da 2 metri e le rinfaccerò la statura, sottolineando il fatto che deve praticare basket, così almeno potrà essere tra simili.

E se invece la smettessimo di guardare, e iniziassimo a vedere?



mercoledì 23 maggio 2012

DURST GIL (1938): una splendida settantenne

Anni fa, entrando in casa dell'amico Muyolab, notai un cubo nero di metallo e bachelite, un soprammobile impolverato che mi fissava stancamente. Quel coso emanava un'aura importante, di Storia. Allora non capivo granché di fotografia, tantomeno avrei saputo riconoscere una macchina fotografica in quello che mi sembrava un salvadanaio. Era semplicemente uno dei ricordi del nonno.
Recentemente, con un po' più di esperienze con varie macchine, m'è venuto in mente che quel dado spoporzionato poteva essere ancora funzionante, anche se in rete le notizie a riguardo erano poche e superficiali. Immagini scattate con la scatoletta? Manco a parlarne...
Allora faccio io quello che avrei sperato di trovare nel web: una bella recensione di un pezzo da museo!
Mi faccio prestare il monolito e ci infilo dentro una pellicola 120 Kodak Portra 400 ISO VC scaduto (donatomi dall'amico Francesco, assieme ad uno sfortunato 160 ISO che si è rotto al terzo scatto)

Durst Gil

Immaginatevi un parallelepipedo nero delle dimensioni di un cartone del latte da mezzo litro, ripieno di pietre. Ecco, state maneggiando una Gil della Durst, casa produttrice di Bressanone, che dal 1929 ha sfornato vari modelli sia di macchine fotografiche che di accessori (vedi gli ingranditori).
E' una box-camera, con una focale di 105 mm e che accetta pellicole 120, facendo 8 fotogrammi 6x9 controllabili dal contapose posteriore.
Venne creata per la famiglia che poteva permettersi le prime gite fuori porta, senza la necessità di grande esperienza in fotografia.
Impostazioni? Minimali a dir poco: due diaframmi (f/16 e f/11), due tempi per l'otturatore (1/25' e P, ossia Bulb). Le levette dei diaframmi e dei tempi hanno le didascalie per agevolare i profani nelle regolazioni: si passa da Soggetti chiarissimi quali neve e mare -f/16 e 1/25'- a Interni e Ritratti -f/11 e 2-20 secondi-, per arrivare a 4-40 secondi suggeriti se si vuole scattare a f/16 in interni!
Messa a fuoco a stima, la ghiera parte da 1,5-4 metri e finisce a 4-infinito. Non è reflex, e per inquadrare occorre guardare in uno dei due specchietti -uno sul lato per formati landscape, uno sopra per i ritratti- ... non è stata impresa facile perché non ci si deve avvicinare troppo con l'occhio, basta tenerla all'altezza dell'ombelico. La si mantiene con una maniglia di cuoio che dà un tono quasi chic al tutto (ammetto che mi sembrava di andare in giro con una valigetta).
La rotella laterale fa scorrere la pellicola e al secondo-terzo giro si carica l'otturatore, evitando così le doppie esposizioni.
Smontandola ho notato la "banalità" della meccanica, roba da far storcere il naso agli amanti delle DSLR complicatissime ed elettronicissime. 
Guardare dentro una macchina così semplice mi ha toccato il cuore! Questo catorcio ha più del doppio della mia età ed è uscito indenne dalla IIa guerra mondiale (mentre alcune digitali odierne non reggono 2 gocce di pioggia senza andare in tilt).
         
Ecco le foto: credevo mooolto peggio! Ho scelto una giornata uggiosa per sfruttare l'alta sensibilità della pellicola, associata ad un modesto tempo di esposizione.
(clicca per ingrandirle)


controluce



(un po'troppo) mosso




@ f/11
Bari - Lungomare



Conclusioni finali? Facile da gestire, specie in giornate luminose con pellicole adeguate; la lente sembra ok, i colori molto naturali, tenendo presente che era nuvoloso, mentre il velo giallastro lo attribuisco alla pellicola; occorre prendere la mano nell'inquadrare e capire cosa si sta fotografando (ad es. lo spazio a destra non voluto nella foto della ragazza col portatile, la palma tagliata a dx). Voto? mmm...8+!
 
Una curiosità: il nome "Gil" sembra derivare dalle iniziali dell'inventore, ma in realtà dovrebbe essere l'acronimo di Gioventù Italiana Littorio (è pur sempre nata nel ventennio fascista...)


fonti:    Storiainsoffitta    Camera-wiki    Camerapedia

sabato 25 febbraio 2012

29-2-2012 BLOGGIN DAY PER ROSSELLA URRU

Volentieri condivido una mobilitazione attraverso il sito http://sabrinaancarola.blogspot.com/2012/02/appello-tutti-i-blogger.html
 
Realizziamo un bloggin day* per Rossella Urru il 29/2/2012 http://www.rossellaurru.it/


Questo è l'appello di Donne Viola

Ci sono donne straordinarie che non fanno niente per essere notate e con grande cuore donano la propria vita agli altri.
Manteniamo viva l'attenzione su Rossella Urru, i media non lo fanno, facciamolo noi


Il "bloggin day" è un giorno in cui un gruppo di blogger decide di parlare di un unico argomento. Allo scopo di sensibilizzare quante più persone possibili e di far parlare anche i media del rapimento di Rossella Urru, il 29 febbraio i blogger dedicheranno il proprio post a questo argomento. Per contribuire alla conversazione sui social network usiamo l'hashtag #freerossella

venerdì 23 dicembre 2011

Intervista a BABBO NATALE

Intervistatrice: Allora, Babbo Natale...

Babbo Natale: Prego...dottore. Mi chiami dottore.

I: Come, scusi?

BN: Dottore! Gradirei essere chiamato dottore, se non le spiace.

I: Ah...ma certo, come vuole, dottore. Allora, dottor Babbo Natale...

BN: Che fa, mi prende in giro? La prego, mi chiami dottore, e basta. Ho più di 500 anni, mi merito un po' di rispetto... (questi giovani...)

I: Mi scusi, non volevo mancarle di rispetto... dicevo: dottore, la volevo ringraziare per aver ospitato la troupe de "La vita in diretta" nella sua baita in montagna...

BN: Di nulla, quando non ci sono quei demonietti degli elfi, in questa casa c'è un mortorio! Sembra di stare ad una convention del PD! Perciò mi piace molto avere gente in casa.

I: Le vorrei chiedere innanzitutto come sta: la gente a casa vuole sapere se ha superato la rottura con Belen e il ricovero in clinica per disintossicarsi dal Vov.

BN: Bene, bene, sto molto bene. Molto meglio di come gli invidiosi pensano che stia. Non tocco più un bicchiere da 3 mesi, e con Belen ci sentiamo, ci messaggiamo... l'ho chiamata per congratularmi con lei per Colorado cafè e le ho augurato un futuro radioso, che merita sicuramente.

I: E cosa pensa di Sebastiano Somma? Ha saputo che interpreterà il suo ruolo nella nuova fiction di Canale 5? Nel cast ci saranno anche la Pession, Pupo nel ruolo di capo-elfo, e Gabriel Garko nel ruolo del Grinch!

BN: Sono molto contento della scelta del cast, la produzione tra l'altro mi ha contattato, ho conosciuto Sebastiano, gli ho suggerito delle cose...sottigliezze, che però andranno a completare la sua interpretazione, sicuramente impeccabile.

I: Cosa ci può svelare della trama?

BN: Oh, nulla, mi spiace, non so molto, J.J.Abrams non lascia trapelare nulla... però vi posso anticipare che per il ruolo della renna dal naso rosso è stato contattato Beppe Fiorello!

I: Fantastico! Bene, ora passiamo al motivo più importante per cui siamo qui...

BN: So già dove vuole arrivare, signorina. Ma come ho già detto in conferenza stampa, la Rai non mi permette di parlare di Sanremo. Sa, ai piani alti vogliono creare aspettativa...

I: E va bene, non insistiamo! Sta arrivando il giorno di Natale: lei cosa farà? Ha in programma qualcosa di speciale?

BN: ...

I: ... magari ci può dire quale sarà il suo pranzo di Natale! Ha in mente un menù particolare?

BN: ... ...

I: A base di carne? Pesce?

BN: .......................

I: Ehm, allora... Spumante o champagne? Ehi, ma dove va? Aspetti dottore, la prego, rimanga... almeno si lasci staccare il microfono...

sabato 8 ottobre 2011

piccola fiaba estemporanea

C'era una volta una piccola Lomo.
Era stata trovata per terra da un corazziere corazzato che, non riuscendo a piegarsi per raccoglierla per via della corazza, la calciò fino a casa, facendo anche dei pallonetti per farle salire le scale che portavano a casa. La piccola Lomo, anche se tutta rigata e sporca, già aveva capito che in quella casa c'era dell'affetto. Basti pensare che la moglie del corazziere, che era una carrozziera, la ripulì per bene e la riempì di rullini 135 Ilford, Redscale, a volte con ISO tirati da 50 a 200, a volte addirittura delle Diapo da 125 bianconero. Insomma,c'era Amore.
Come tutte le Lomo della sua età venne portata a scuola, ma l'ambiente era freddo e distaccanto nei suoi confronti: figuratevi che come compagna di banco (ottico) aveva una Fuji X100 (figlia di papà con la puzza sotto al flash). La sua migliore amica divenne subito un'emulsione fotografica scadente (ossia un'emulsione da poco). Dovette lottare duro per dimostrare di essere all'altezza dell'inquadratura, di avere la giusta sensibilità, e di riuscire ad esporre con chiarezza, ovvero senza bisogno dell'esposimetro.
Ma un bel giorno la carrozziera, che era ben carrozzata, decise di lasciare il marito corazziere corazzato e di mettersi con un cazzaro, sì, insomma... con uno smargiasso sbruffone. Tal donnaccia prese baracca e burattini e svuotò quasi completamente la casa del corazziere corazzato, che rimase con la corazza, con 75 euro in caramelle, con una gondola in similvetro (ricordo del viaggio di nozze a Cuba) e con la Lomo (che nel frattempo era stata dotata addirittura di fisheye).
Il corazziere corazzato, tutto sconsolato, decise di rivendere i pochi averi per potersi pagare la cera che serviva per la corazza da corazziere. La gondola su eBay andò via come il pane e se l'aggiudicò per 539 euro un veneziano che non aveva una casa con l'affaccio sui canali. La Lomo venne acquistata a 50 euro con un Compralo subito. Nella trattativa però l'acquirente aveva specificato la consegna a mano.
Il corazziere sconsolato e corazzato prese la Lomo, il fisheye e la tracolla e si diresse cigolante all'appuntamento. E cling e clang e cling e clang arrivò alla casa dell'acquirente, che altri non era che la principessa Rodriga, nota collezionista e mecenate.
Il carrozziere subito intuì che la Lomo sarebbe andata in mani sicure, e tra un pasticcino nel te e una fetta di crostata alla cannella collocò la macchinetta plasticosa nell'Empireo di cellulosa, cioè la stanza che la principessa aveva allestito in onore della nobil arte della Fotografia.
La Lomo si guardò intorno: Seagull, Chinon e disposable cameras erano sullo stesso ripiano con Leica, Hasselblad e dagherrotipi. Ormai non era più "inferiore" e la sua carcassa blu opaca si confondeva col nero lucido della Nikon D700 e delle altre full frame. Sorrise, chiuse l'otturatore e sprofondò nel più bello dei sogni.