Qualche anno fa, entrando nel campus cuffiette alle orecchie, alzo lo sguardo e incrocio gli occhi di quello che a prima vista sembra uno spilungone seduto in mezzo alla strada. Accanto a lui frotte di segretarie di edizione che pendevano dalle sue labbra, tutte dotate di regolare walkman. Focalizzo la situazione e mi rendo conto di essere nel bel mezzo di un'inquadratura di quello che scoprirò poi essere un mediometraggio sulle università italiane, in questo caso sul politecnico barese. Telecamere e tutto, a riprendere scene di vita quotidiana universitaria.
In quei pochi attimi di attraversamento di scena il mio povero cervellino, sovraccarico di dati estremamente inutili, non riesce a dare un nome e cognome al regista famoso che ha appena guardato. "Eppure l'ho già visto, è un regista famoso..."
In tutto ciò nessuno accanto a me sembrava vederlo e riconoscerlo.
Dopo ricerche incrociate e grazie al Dio Google riesco a ricavare il nome di Carlo Lizzani.
Ora, non so i motivi che hanno spinto oggi pomeriggio il signor Lizzani a buttarsi dal balcone e a togliersi la vita.
Però ora posso solo rivolgere il mio pensiero a lui e ai fantasmi che (immagino) lo turbavano.
l'uomo più brutto del Giappone, con i suoi pensieri a casaccio e le sue bestemmie pettinate
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sabato 5 ottobre 2013
giovedì 26 settembre 2013
la Fretta, il male dei tempi moderni
Dai, sbrigati, muoviti! Andare andare!!
Non ci si deve mai fermare, mai tornare indietro, nemmeno per prendere la rincorsa.
I giorni d'oggi sono caotici, nevrastenici, pieni di impegni da catalogare nei nostri smartphone e di foto da condividere via cloud mentre si è al semaforo.
Muoversi sempre, fermarsi mai. Anche a costo di sembrare macchine senza cuore, ligi solo al dovere.
E'inutile che pensi "non sta parlando di me, non sono certo io"... sei coinvolto anche tu, quando mandi sms mentre attraversi la strada e cerchi la parola giusta col T9. Quando la signora prima di te alla cassa del supermarket sta contando i 74 centesimi ad uno ad uno.
La fretta, dicevo. Quella che ha portato una Lei (o un Lui, o una coppia variamente assortita) a scartare avidamente un dildo da circa 30-40 cm per strada e a buttare l'involucro per terra. Da umano raziocinante deduco che tale oggetto di amore deve essere stato acquistato dalla parafarmacia/pornoshop lì vicino, aperta 24/7 coi distributori automatici.
Quale forza universale straordinaria avrà mai portato ad aprire la confezione con tale velocità? Che impeto d'amore può mai portare a comprare, magari di notte, un dildo modello Giano bifronte?
E se magari si fosse bloccato nella caduta dal distributore? Ve la immaginate la scena? Già prendiamo a pugni e calci la vetrata se ci frega 30 centesimi di bottiglietta d'acqua, figuriamoci 30 centimetri di plastica!
La fretta. Il mondo gira intorno alla fretta. E a fior di metafora concludo: rallentiamo, perché tanto, nel bene o nel male, a volte la fretta ti porta a prenderlo in quel posto.
Non ci si deve mai fermare, mai tornare indietro, nemmeno per prendere la rincorsa.
I giorni d'oggi sono caotici, nevrastenici, pieni di impegni da catalogare nei nostri smartphone e di foto da condividere via cloud mentre si è al semaforo.
Muoversi sempre, fermarsi mai. Anche a costo di sembrare macchine senza cuore, ligi solo al dovere.
E'inutile che pensi "non sta parlando di me, non sono certo io"... sei coinvolto anche tu, quando mandi sms mentre attraversi la strada e cerchi la parola giusta col T9. Quando la signora prima di te alla cassa del supermarket sta contando i 74 centesimi ad uno ad uno.
La fretta, dicevo. Quella che ha portato una Lei (o un Lui, o una coppia variamente assortita) a scartare avidamente un dildo da circa 30-40 cm per strada e a buttare l'involucro per terra. Da umano raziocinante deduco che tale oggetto di amore deve essere stato acquistato dalla parafarmacia/pornoshop lì vicino, aperta 24/7 coi distributori automatici.
Quale forza universale straordinaria avrà mai portato ad aprire la confezione con tale velocità? Che impeto d'amore può mai portare a comprare, magari di notte, un dildo modello Giano bifronte?
E se magari si fosse bloccato nella caduta dal distributore? Ve la immaginate la scena? Già prendiamo a pugni e calci la vetrata se ci frega 30 centesimi di bottiglietta d'acqua, figuriamoci 30 centimetri di plastica!
La fretta. Il mondo gira intorno alla fretta. E a fior di metafora concludo: rallentiamo, perché tanto, nel bene o nel male, a volte la fretta ti porta a prenderlo in quel posto.
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modello Play dong DUO flesh, dimensioni approssimative 35cm
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mercoledì 23 maggio 2012
DURST GIL (1938): una splendida settantenne
Anni fa, entrando in casa dell'amico Muyolab,
notai un cubo nero di metallo e bachelite, un soprammobile impolverato
che mi fissava stancamente. Quel coso emanava un'aura importante, di
Storia. Allora non capivo granché di fotografia, tantomeno avrei saputo
riconoscere una macchina fotografica in quello che mi sembrava un
salvadanaio. Era semplicemente uno dei ricordi del nonno.
Recentemente, con un po' più di esperienze con varie macchine, m'è venuto in mente che quel dado spoporzionato poteva essere ancora funzionante, anche se in rete le notizie a riguardo erano poche e superficiali. Immagini scattate con la scatoletta? Manco a parlarne...
Recentemente, con un po' più di esperienze con varie macchine, m'è venuto in mente che quel dado spoporzionato poteva essere ancora funzionante, anche se in rete le notizie a riguardo erano poche e superficiali. Immagini scattate con la scatoletta? Manco a parlarne...
Allora faccio io quello che avrei sperato di trovare nel web: una bella recensione di un pezzo da museo!
Mi faccio prestare il monolito e ci infilo dentro una pellicola 120 Kodak Portra 400 ISO VC scaduto (donatomi dall'amico Francesco, assieme ad uno sfortunato 160 ISO che si è rotto al terzo scatto)
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| Durst Gil |
Immaginatevi un parallelepipedo nero delle dimensioni di un cartone del latte da mezzo litro, ripieno di pietre. Ecco, state maneggiando una Gil della Durst, casa produttrice di Bressanone, che dal 1929 ha sfornato vari modelli sia di macchine fotografiche che di accessori (vedi gli ingranditori).
E'
una box-camera, con una focale di 105 mm e che accetta pellicole 120,
facendo 8 fotogrammi 6x9 controllabili dal contapose posteriore.
Venne creata per la famiglia che poteva permettersi le prime gite fuori porta, senza la necessità di grande esperienza in fotografia.
Venne creata per la famiglia che poteva permettersi le prime gite fuori porta, senza la necessità di grande esperienza in fotografia.
Impostazioni?
Minimali a dir poco: due diaframmi (f/16 e f/11), due tempi per
l'otturatore (1/25' e P, ossia Bulb). Le levette dei diaframmi e dei
tempi hanno le didascalie per agevolare i profani nelle regolazioni:
si passa da Soggetti chiarissimi quali neve e mare -f/16 e 1/25'- a Interni e Ritratti -f/11 e 2-20 secondi-, per arrivare a 4-40 secondi suggeriti se si vuole scattare a f/16 in interni!
Messa
a fuoco a stima, la ghiera parte da 1,5-4 metri e finisce a 4-infinito.
Non è reflex, e per inquadrare occorre guardare in uno dei due
specchietti -uno sul lato per formati landscape, uno sopra per i
ritratti- ... non è stata impresa facile perché non ci si deve avvicinare
troppo con l'occhio, basta tenerla all'altezza dell'ombelico. La si
mantiene con una maniglia di cuoio che dà un tono quasi chic al tutto
(ammetto che mi sembrava di andare in giro con una valigetta).
La rotella laterale fa scorrere la pellicola e al secondo-terzo giro si carica l'otturatore, evitando così le doppie esposizioni.
Smontandola
ho notato la "banalità" della meccanica, roba da far storcere il naso
agli amanti delle DSLR complicatissime ed elettronicissime.
Guardare dentro una macchina così semplice mi ha toccato il cuore! Questo catorcio
ha più del doppio della mia età ed è uscito indenne dalla IIa guerra
mondiale (mentre alcune digitali odierne non reggono 2 gocce di pioggia
senza andare in tilt).
Ecco le foto: credevo mooolto peggio! Ho scelto una giornata uggiosa per sfruttare l'alta sensibilità della pellicola, associata ad un modesto tempo di esposizione.
(clicca per ingrandirle)
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| controluce |

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| (un po'troppo) mosso |

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| @ f/11 |
![]() |
| Bari - Lungomare |
Conclusioni finali? Facile da gestire, specie in giornate luminose con pellicole adeguate; la lente sembra ok, i colori molto naturali, tenendo presente che era nuvoloso, mentre il velo giallastro lo attribuisco alla pellicola; occorre prendere la mano nell'inquadrare e capire cosa si sta fotografando (ad es. lo spazio a destra non voluto nella foto della ragazza col portatile, la palma tagliata a dx). Voto? mmm...8+!
Una curiosità: il nome "Gil" sembra derivare dalle iniziali dell'inventore, ma in realtà dovrebbe essere l'acronimo di Gioventù Italiana Littorio (è pur sempre nata nel ventennio fascista...)
fonti: Storiainsoffitta Camera-wiki Camerapedia
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